pubblicazioni


GIUSEPPE MARTINEZ:

POLITICHE EUROPEE DELLA CONOSCENZA
cm. 21 x 13, 5
pp. 350
€ 25,00
Prima ed. Febbraio 2002
Seconda ed. Luglio 2002

Edizioni Seam
ISBN 88-8179-413-6

Collana Editoriale sviluppo&competenze

copertina volume di Luciano Monti


POLITICHE EUROPEE DELLA CONOSCENZA
L’Europa della conoscenza, un’Europa, cioè, dove il più ampio numero possibile di cittadini possa essere “IN” in termini di accesso continuo ai saperi, all’innovazione, all’evoluzione degli strumenti, costituisce la formula che dovrebbe consentire al Vecchio Continente di garantirsi il futuro, di confrontarsi alla pari con gli altri grandi poli dello sviluppo. Il volume affronta, dalle prime battute agli ultimi risvolti, il confronto comunitario sulle grandi strutture portanti della conoscenza, dall’istruzione alla formazione professionale, alla ricerca scientifica, alle nuove tecnologie. È la prima volta che si tenta di delineare, con una organicità d’insieme, lo sviluppo storico delle politiche comunitarie in materia, cercando, nel contempo, di sottolinearne le connessioni con l’evoluzione delle politiche generali, di evidenziarne le problematiche sul tappeto, il progressivo ampliamento degli obiettivi, le sintesi strategiche emergenti nel tempo, sino a quelle maturate negli anni ’90 con l’occhio rivolto al futuro.

Giuseppe Martinez y Cabrera è nato a Mercato S. Severino (SA). È Laureato in giurisprudenza, ha lavorato per molto tempo nel Ministero dell’Istruzione, ove ha, tra l’altro, ricoperto gli incarichi di Consigliere Ministeriale per i rapporti scuola lavoro (dal 1982), di Direttore Generale dell’Istruzione Professionale (dal 1987), dell’Istruzione Tecnica (dal 1995) e, infine, degli Scambi culturali ed i rapporti comunitari (dal 1998), sviluppando un forte impegno a favore dell’innovazione attraverso la sperimentazione. Sin dal 1980 ha partecipato intensamente alla vita comunitaria attraverso la presenza in vari organismi istituzionali, la responsabilità del coordinamento, per l’Italia, dei più importanti programmi (Transizione 2, Petra 1 e 2, Leonardo da Vinci, Socrates), e sviluppando iniziative che hanno assicurato alla Scuola Italiana ingenti risorse dei fondi strutturali. Uscito nel 2000 all’Amministrazione ha fondato una società di ricerca e progettazione formativa. Tra i saggi e i volumi di maggior rilievo e diffusione vanno ricordati in ordine di tempo: “Scuola, politica e amministrazione: l’origine di una crisi” (L.E.R. 1970); “Le linee evolutive del sistema di governo della scuola” (ED ISEDI 1978); “Il governo della scuola” (La Nuova Italia, 1980); la voce “Scuola” dell’Enciclopedia del diritto (in collaborazione con altri),( Giuffrè 1989); “Competitività e sopravvivenza-La formazione permanente dei lavoratori”, (Le Monnier 1995). Ha fondato nel 1983 e diretto per oltre dieci anni la Rivista “Gestionescuola”; ha fondato e dirige attualmente la Collana editoriale “Sviluppo e competenze” nella quale esce questo volume

Nota introduttiva dell'autore
Questo tentativo di tracciare, nel modo più lineare possibile, l’evoluzione del rapporto tra lo sviluppo delle problematiche della conoscenza e la costruzione dell’Europa cerca di rispondere ad alcune esigenze, tra le quali pensiamo vada enfatizzato il bisogno di tracciare i confini dell’essenziale, spesso emergenti a fatica da un confronto vastissimo, da processi elaborativi lunghi e complessi, da una massa di documenti formali ed informali che si rincorrono nel tempo, accompagnati da non pochi problemi di dimensionamento politico e/o strategico. Accanto, l’intenzione (alquanto velleitaria) di dare un possibile contributo alla chiarezza di un confronto riflesso interno, alle volte deviante perché non sempre filtrato dalla percezione di quelle connessioni d’insieme essenziali per considerare, con l’attenzione che merita, lo sviluppo complessivo delle politiche comunitarie; un confronto spesso portato a livelli disdicevoli dalle grandi semplificazioni mediatico-popolari: siamo dentro l’Europa! siamo fuori dell’Europa!Un contributo, in sostanza, per superare una certa difficoltà d’approccio attraverso l’analisi delle problematiche che hanno accompagnato lo sviluppo comunitario anche nei settori “portanti” della conoscenza. Ed in effetti, man mano che il lavoro s’è sviluppato, si è andata sempre più rafforzata la consapevolezza della straordinaria rilevanza di un processo che, nel giro di un breve periodo storico, ha portato l’Europa a spostare l’epicentro dei suoi interessi dal controllo della produzione del carbone e dell’acciaio alla costruzione di una società e di una economia fondate sulla conoscenzaUn’evoluzione scontata, che ci sarebbe stata in ogni caso indipendentemente dalla costruzione comunitaria? E’ difficile crederlo. E’ difficile credere che con tutti i suoi innumerevoli limiti ed i contraccolpi negativi, anche notevoli, da essa derivanti, questa grande stanza di compensazione di idee, proposte, esperienze, interessi, contrasti di bottega vecchi e nuovi non ci abbia portato,con i suoi acquis, ben al di là della linea dell’orizzonte che sarebbe stato possibile tracciare senza di essa.Ed il tracciato delle politiche della conoscenza, pur faticosamente e tortuosamente sviluppate dalla Comunità sino alle grandi sintesi strategiche dell’ultimo decennio, in un complesso intreccio di politiche comuni e di cooperazione, di politiche di coesione e di sviluppo, di incredibili meccanismi decisionali e gestionali, ne sono palese testimonianza.Detto questo ci sembra doverosa qualche indicazione in ordine a questo lavoro, a cominciare dallo stesso concetto di conoscenza, che, al di fuori di ogni suggestione gnoseologica, è stato utilizzato nel significato via via assunto nel confronto comunitario e, cioè, quale insieme che sintetizza, in termini di risposte ad alto valore aggiunto, un complesso di bisogni relativi alla creazione di nuovi saperi (ricerca scientifica e innovazione) alla loro trasmissione strutturata e/o riconosciuta (istruzione e formazione), allo sviluppo delle tecnologie, che, per le caratteristiche assunte, sono divenute elemento sostanziale della conoscenza stessa.Una conoscenza quindi secolarizzata, a crescente rilevanza istituzionale, che si sviluppa secondo linee sistemiche dirette a farne un bene di facile accessibilità per tutti i cittadini europei.Riconosciamo che l’uso “retrodatato” di questo concetto rispetto al tempo in cui la conoscenza, posta a base dello sviluppo, ha assunto nel dibattito e nelle politiche europee e nazionali l’attuale significato, può apparire arbitrario. Ma il suo utilizzo, a parte qualche facilitazione espositiva, consente di evidenziare con maggiore forza, sin dall’inizio, il senso della connessione di problemi e processi che attengono alle sue componenti.
Ci preme, infine, sottolineare come la logica espositiva sia stata quella:

di non perdere mai il contatto con l’evoluzione complessiva dell’esperienza comunitaria e dei suoi obiettivi generali, sia per una oggettiva esigenza di comprensione di problemi e situazioni, sia per evitare di cadere nei coni d’ombra che, con qualche frequenza, hanno investito, in passato, l’approccio ai problemi dei diversi settori della conoscenza, e, in particolare, dell’istruzione e della formazione;
di cercare, pur a rischio di qualche ripetitività, di fornire il quadro dell’evoluzione delle problematiche della conoscenza nel loro insieme, evitando una loro trattazione “a spicchi” la cui maggiore facilità espositiva va spesso tutta a scapito di una corretta contestualizzazione delle varie fasi dei processi di evoluzione;
di restare ancorati esclusivamente alla dimensione comunitaria, evitando l’intreccio, spesso deviante, con le vicende nazionali, le cui interpretazioni meritano, a loro volta, più articolate analisi.

Non manca, da parte dell’Autore, in tempo di enfatizzazione di conflitti di interessi, qualche perplessità sull’inserimento di questo volume nella Collana da lui stesso diretta; si sa con quanta indulgenza si guarda alle proprie opere! Tuttavia, è stato fatto notare, perché sfiduciare se stessi con tanta evidenza?

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