POLITICHE EUROPEE
DELLA CONOSCENZA
L’Europa della conoscenza, un’Europa, cioè, dove il
più ampio numero possibile di cittadini possa essere “IN”
in termini di accesso continuo ai saperi, all’innovazione, all’evoluzione
degli strumenti, costituisce la formula che dovrebbe consentire al Vecchio
Continente di garantirsi il futuro, di confrontarsi alla pari con gli
altri grandi poli dello sviluppo. Il volume affronta, dalle prime battute
agli ultimi risvolti, il confronto comunitario sulle grandi strutture
portanti della conoscenza, dall’istruzione alla formazione professionale,
alla ricerca scientifica, alle nuove tecnologie. È la prima volta
che si tenta di delineare, con una organicità d’insieme,
lo sviluppo storico delle politiche comunitarie in materia, cercando,
nel contempo, di sottolinearne le connessioni con l’evoluzione delle
politiche generali, di evidenziarne le problematiche sul tappeto, il progressivo
ampliamento degli obiettivi, le sintesi strategiche emergenti nel tempo,
sino a quelle maturate negli anni ’90 con l’occhio rivolto
al futuro.
Giuseppe Martinez y Cabrera
è nato a Mercato S. Severino (SA). È Laureato in giurisprudenza,
ha lavorato per molto tempo nel Ministero dell’Istruzione, ove ha,
tra l’altro, ricoperto gli incarichi di Consigliere Ministeriale
per i rapporti scuola lavoro (dal 1982), di Direttore Generale dell’Istruzione
Professionale (dal 1987), dell’Istruzione Tecnica (dal 1995) e,
infine, degli Scambi culturali ed i rapporti comunitari (dal 1998), sviluppando
un forte impegno a favore dell’innovazione attraverso la sperimentazione.
Sin dal 1980 ha partecipato intensamente alla vita comunitaria attraverso
la presenza in vari organismi istituzionali, la responsabilità
del coordinamento, per l’Italia, dei più importanti programmi
(Transizione 2, Petra 1 e 2, Leonardo da Vinci, Socrates), e sviluppando
iniziative che hanno assicurato alla Scuola Italiana ingenti risorse dei
fondi strutturali. Uscito nel 2000 all’Amministrazione ha fondato
una società di ricerca e progettazione formativa. Tra i saggi e
i volumi di maggior rilievo e diffusione vanno ricordati in ordine di
tempo: “Scuola, politica e amministrazione: l’origine di una
crisi” (L.E.R. 1970); “Le linee evolutive del sistema di governo
della scuola” (ED ISEDI 1978); “Il governo della scuola”
(La Nuova Italia, 1980); la voce “Scuola” dell’Enciclopedia
del diritto (in collaborazione con altri),( Giuffrè 1989); “Competitività
e sopravvivenza-La formazione permanente dei lavoratori”, (Le Monnier
1995). Ha fondato nel 1983 e diretto per oltre dieci anni la Rivista “Gestionescuola”;
ha fondato e dirige attualmente la Collana editoriale “Sviluppo
e competenze” nella quale esce questo volume
Nota introduttiva dell'autore
Questo tentativo di tracciare, nel modo più lineare possibile,
l’evoluzione del rapporto tra lo sviluppo delle problematiche
della conoscenza e la costruzione dell’Europa cerca di rispondere
ad alcune esigenze, tra le quali pensiamo vada enfatizzato il bisogno
di tracciare i confini dell’essenziale, spesso emergenti a fatica
da un confronto vastissimo, da processi elaborativi lunghi e complessi,
da una massa di documenti formali ed informali che si rincorrono nel
tempo, accompagnati da non pochi problemi di dimensionamento politico
e/o strategico. Accanto, l’intenzione (alquanto velleitaria) di
dare un possibile contributo alla chiarezza di un confronto riflesso
interno, alle volte deviante perché non sempre filtrato dalla
percezione di quelle connessioni d’insieme essenziali per considerare,
con l’attenzione che merita, lo sviluppo complessivo delle politiche
comunitarie; un confronto spesso portato a livelli disdicevoli dalle
grandi semplificazioni mediatico-popolari: siamo dentro l’Europa!
siamo fuori dell’Europa!Un contributo, in sostanza, per superare
una certa difficoltà d’approccio attraverso l’analisi
delle problematiche che hanno accompagnato lo sviluppo comunitario anche
nei settori “portanti” della conoscenza. Ed in effetti,
man mano che il lavoro s’è sviluppato, si è andata
sempre più rafforzata la consapevolezza della straordinaria rilevanza
di un processo che, nel giro di un breve periodo storico, ha portato
l’Europa a spostare l’epicentro dei suoi interessi dal controllo
della produzione del carbone e dell’acciaio alla costruzione di
una società e di una economia fondate sulla conoscenzaUn’evoluzione
scontata, che ci sarebbe stata in ogni caso indipendentemente dalla
costruzione comunitaria? E’ difficile crederlo. E’ difficile
credere che con tutti i suoi innumerevoli limiti ed i contraccolpi negativi,
anche notevoli, da essa derivanti, questa grande stanza di compensazione
di idee, proposte, esperienze, interessi, contrasti di bottega vecchi
e nuovi non ci abbia portato,con i suoi acquis, ben al di là
della linea dell’orizzonte che sarebbe stato possibile tracciare
senza di essa.Ed il tracciato delle politiche della conoscenza, pur
faticosamente e tortuosamente sviluppate dalla Comunità sino
alle grandi sintesi strategiche dell’ultimo decennio, in un complesso
intreccio di politiche comuni e di cooperazione, di politiche di coesione
e di sviluppo, di incredibili meccanismi decisionali e gestionali, ne
sono palese testimonianza.Detto questo ci sembra doverosa qualche indicazione
in ordine a questo lavoro, a cominciare dallo stesso concetto di conoscenza,
che, al di fuori di ogni suggestione gnoseologica, è stato utilizzato
nel significato via via assunto nel confronto comunitario e, cioè,
quale insieme che sintetizza, in termini di risposte ad alto valore
aggiunto, un complesso di bisogni relativi alla creazione di nuovi saperi
(ricerca scientifica e innovazione) alla loro trasmissione strutturata
e/o riconosciuta (istruzione e formazione), allo sviluppo delle tecnologie,
che, per le caratteristiche assunte, sono divenute elemento sostanziale
della conoscenza stessa.Una conoscenza quindi secolarizzata, a crescente
rilevanza istituzionale, che si sviluppa secondo linee sistemiche dirette
a farne un bene di facile accessibilità per tutti i cittadini
europei.Riconosciamo che l’uso “retrodatato” di questo
concetto rispetto al tempo in cui la conoscenza, posta a base dello
sviluppo, ha assunto nel dibattito e nelle politiche europee e nazionali
l’attuale significato, può apparire arbitrario. Ma il suo
utilizzo, a parte qualche facilitazione espositiva, consente di evidenziare
con maggiore forza, sin dall’inizio, il senso della connessione
di problemi e processi che attengono alle sue componenti.
Ci preme, infine, sottolineare come la logica espositiva sia stata quella:
di non perdere mai il contatto con l’evoluzione complessiva dell’esperienza
comunitaria e dei suoi obiettivi generali, sia per una oggettiva esigenza
di comprensione di problemi e situazioni, sia per evitare di cadere
nei coni d’ombra che, con qualche frequenza, hanno investito,
in passato, l’approccio ai problemi dei diversi settori della
conoscenza, e, in particolare, dell’istruzione e della formazione;
di cercare,
pur a rischio di qualche ripetitività, di fornire il quadro dell’evoluzione
delle problematiche della conoscenza nel loro insieme, evitando una
loro trattazione “a spicchi” la cui maggiore facilità
espositiva va spesso tutta a scapito di una corretta contestualizzazione
delle varie fasi dei processi di evoluzione;
di restare
ancorati esclusivamente alla dimensione comunitaria, evitando l’intreccio,
spesso deviante, con le vicende nazionali, le cui interpretazioni meritano,
a loro volta, più articolate analisi.
Non manca, da parte dell’Autore, in tempo
di enfatizzazione di conflitti di interessi, qualche perplessità
sull’inserimento di questo volume nella Collana da lui stesso
diretta; si sa con quanta indulgenza si guarda alle proprie opere! Tuttavia,
è stato fatto notare, perché sfiduciare se stessi con
tanta evidenza?

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